La settimana appena conclusa sui mercati azionari è stata contrassegnata dal brusco ritorno della volatilità (il cosiddetto indice di paura) che tra giovedì e venerdì ha raggiunto picchi che non si vedevano dallo scorso maggio.
Come prevedibile, le dichiarazioni di Trump dello scorso venerdì volte ad interrompere le trattative (negli ultimi mesi da lui stesso definite una formalità) annullando il meeting di fine Ottobre tra i vertici dei due Paesi e minacciando nuovi dazi sulle importazioni del 100% sono risultate la causa principale della turbolenza.
Come ormai troppo spesso accade dopo aver creato dal nulla instabilità sui mercati ,è lo stesso presidente americano (nuovamente di venerdì pomeriggio) ritratta quanto dichiarato definendo poco probabile l’introduzione di nuovi dazi, confermando il vertice di fine mese con il presidente cinese, di fatto consentendo agli indici azionari americani di chiudere con un bilancio positivo.
In settimana, inoltre, si è assistito all’emergere di un’ulteriore preoccupazione tra gli operatori di mercato. Infatti, a seguito della divulgazione dei risultati trimestrali di una buona fetta del settore bancario americano, alcune banche regionali statunitensi, ossia quelle di medie dimensioni più legate al finanziamento dell’attività imprenditoriale locale, hanno palesato conti in sofferenza rinvigorendo il rischio di una nuova crisi del settore esattamente come accadde ad inizio 2023 con il fallimento di Silicon Valley Bank.
Tuttavia, solo alcune realtà ad oggi (Zions Bancorporation e Western Alliance Bancorporation su tutte) hanno evidenziato nei conti una crescita significativa dei crediti deteriorati (in poche parole mutui e prestiti impagati), sufficiente però ad innescare pesanti vendite sul settore finanziario che ha coinvolto anche i titoli bancari borse europee ed asiatiche.
Oltre alle fonti di tensione sopra menzionate nel corso della settimana si sono verificati anche degli eventi con risvolto positivo per i mercati; le “buone notizie” in sintesi sono arrivate principalmente da:
- dichiarazioni pubbliche di Powell che hanno consolidano le probabilità di altri due tagli dei tassi USA entro fine anno vista la debolezza del mercato del lavoro
- formazione di un nuovo governo in Francia che ha determinato l’interruzione del trend di vendita dei titoli di Stato del Paese
- allentamento delle tensioni tra USA ed India a seguito dell’impegno di quest’ultima a ridurre significativamente le importazioni di petrolio russo incrementando le possibilità di un accordo commerciale su larga scala (al momento alle importazioni indiane in USA sono applicati dazi al 50%)
Sul fronte obbligazionario a fronte dell’aumento dell’avversione al rischio abbiamo assistito a forti volumi di acquisto di titoli di Stato dei Paesi “sicuri” che ha determinato un generalizzato calo dei rendimenti. Contestualmente, però, si è assistito a vendite prevalentemente nel comparto societario ad alto rendimento (Corporate High Yield).
Tra le materie prime da segnalare l’ennesimo rally dell’oro arrivato a toccare 4.390$ prima di ripiegare nel finale delle negoziazioni a 4.213$ (pur sempre in rialzo del 6% nella settimana).
📊 Performance dei principali indici azionari mondiali
| INDICE | ULTIMA SETTIMANA | ULTIMO MESE | DA INIZIO ANNO | COMMENTO ALLE PERFORMANCE |
|---|---|---|---|---|
| S&P 500 (USA) | 1.70% | 0.48% | 13.30% | Contributo positivo dal comparto tech, consumer staples e real estate |
| NASDAQ (USA) | 2.14% | 0.93% | 17.45% | Forte ripresa del comparto tech nelle ore finali di negoziazione grazie alla distensione dei rapporti USA-Cina |
| DAX (GERMANIA) | -1.69% | 0.66% | 19.70% | Indice appesantito dal comparto industriale in calo per il rischio recessione |
| FTSE MIB (ITALIA) | -0.69% | -1.30% | 22.15% | Pesa il calo del comparto bancario |
| CAC (FRANCIA) | 3.24% | 4.07% | 10.75% | Indice in forte ripresa dopo la formazione del nuovo governo |
| EUROSTOXX 50 (EUROZONA) | 1.39% | 2.78% | 14.55% | Ha pesare positivamente sono stati i titoli francesi |
| CSI 300 (CINA CONTINENTALE) | -2.22% | 0.36% | 14.72% | Pesa il rischio di nuove tensioni commerciali |
| HANG SENG (HONG KONG) | -3.97% | -4.89% | 25.86% | Pesa il rischio di nuove tensioni commerciali |
| NIKKEI (GIAPPONE) | -1.05% | 5.03% | 19.27% | Interruzione del rally post insediamento del nuovo governo per i rischi di nuove tensioni USA-Cina |
| NIFTY 50 (INDIA) | 1.68% | 1.13% | 8.73% | Indice in ripresa a seguito della decisione di ridurre le importazioni di petrolio russo |
