VADEMECUM: UNA GUERRA SENZA (BENI) RIFUGIO? SOLO IN APPARENZA

29 marzo 2026
Tempo di lettura: 4 minuti

Nelle fasi di tensione geopolitica, i mercati hanno sempre seguito una logica abbastanza chiara: quando aumenta il rischio, esistono investimenti (nei cosiddetti beni rifugio) in grado di proteggere i portafogli.

O almeno, così è stato per anni.

La recente escalation tra Stati Uniti e Iran sta però mostrando un comportamento diverso. Nelle ultime settimane, infatti, si è verificato un fenomeno insolito: azioni, obbligazioni, oro e criptovalute hanno fatto registrare movimenti negativi contemporaneamente.

Una situazione che, a prima vista, sembra suggerire una conclusione semplice:

non esistono più beni rifugio.

Ma è davvero così?

Situazione attuale: un mercato distorto più che “senza rifugi”

La lettura superficiale porta a pensare che i meccanismi di difesa dei portafogli non funzionino più.

In realtà, il punto chiave è un altro: il mercato oggi appare fortemente distorto nelle sue valutazioni.

I principali elementi da considerare sono:

I rischi di nuova inflazione sono probabilmente “prezzati” in modo eccessivo

Il mercato sta reagendo in modo più aggressivo rispetto ad altre fasi recenti: durante il cosiddetto “Liberation Day” dello scorso anno i rendimenti salirono, ma in misura molto più contenuta rispetto a quanto sta accadendo oggi seppur i rischi di generare inflazione fossero molto più concreti di oggi.

Anche il confronto con il 2022 è fuorviante. All’epoca lo shock inflattivo si inseriva in un contesto completamente diverso: le economie mondiali erano in piena ripresa post-pandemica con tassi d’interesse a zero da oltre 8 anni.

Oggi il quadro è opposto: crescita più fragile, economie già sotto pressione e tassi ancora elevati. In questo contesto, un eventuale shock energetico rischierebbe di causare effetti più recessivi (con pertanto un calo della domanda di beni) più che inflattivi.

Il calo dell’oro è “occasionale e opportunistico” più che strutturale

È verosimile ritenere che i grandi compratori di oro degli ultimi anni (in particolare Cina e India) abbiano venduto parte delle riserve aurifere per fare cassa ed acquistare i dollari necessari per acquistare petrolio.

Ragionevolmente nel prossimo futuro, con una stabilizzazione del prezzo del greggio, gli stessi Paesi torneranno ad acquistare il metallo giallo tra l’altro a prezzi più convenienti.

Ritorno della logica dei “petrodollari

La domanda di energia sta generando flussi verso il dollaro, rafforzandolo temporaneamente.

Tuttavia, è plausibile che questo movimento sia destinato a riassorbirsi una volta ridotta la pressione legata alla domanda energetica ed il biglietto verde potrebbe tornare a indebolirsi ben più di quanto osservato lo scorso anno dopo l’introduzione dei dazi.

Gli Stati Uniti stanno acquisendo un notevole vantaggio competitivo energetico

Il differenziale tra Brent (petrolio internazionale) e WTI (petrolio americano) si sta ampliando a vantaggio del primo (il WTI costa circa 7 dollari in meno del Brent).

Il gas americano inoltre è rimasto durante la crisi pressochè invariato mentre il prezzo del gas nel resto del mondo ha registrato incrementi tra il 40% e il 100% (il gas europeo, ad esempio, è aumentato di circa il 75%).

Spunti operativi : aumentare la tattica mantenendo una strategia solida di base

In un contesto caratterizzato da elevata volatilità e correlazioni instabili, diventa sempre più importante affiancare alla componente strategica del portafoglio una componente tattica.

Con questa finalità, strumenti come ETF ed ETC risultano particolarmente adatti perché consentono:

  • maggiore flessibilità
  • esposizione mirata
  • gestione più dinamica delle fasi di mercato

L’obiettivo non è stravolgere il portafoglio, ma rafforzarlo con esposizioni più efficienti nella gestione della volatilità.

Le principali aree di interesse sono:

  1. Azionario americano a piccola e media capitalizzazione
    Beneficia direttamente del vantaggio competitivo energetico degli Stati Uniti.
  2. Azioni di produttori di gas americano (shale gas)
    Favoriti da prezzi domestici contenuti e da una crescente domanda internazionale.
  3. Settore energetico allargato (rinnovabili e sostenibili)
    Sempre più competitivo in un contesto di petrolio elevato data la “fame” di energia alternativa al petrolio.
  4. Oro e metalli preziosi
    Possibile nuova fase di accumulo da parte di Cina e India a prezzi più bassi
  5. Obbligazioni governative dei Paesi emergenti
    Penalizzate in modo eccessivo dalla forza del dollaro e dalle aspettative sui tassi, ed ora estremamente interessanti se crediamo che il rischio nuova inflazione sia sovrastimato

Quadro macro di riferimento:

  • l’Europa resta più esposta al rischio inflazione energetica
  • la Cina continua a fronteggiare pressioni deflattive ed un pizzico di potenziale inflazione non guasta
  • gli Stati Uniti mostrano segnali di rallentamento ma beneficiano e con tutta probabilità beneficeranno di energia a costi più bassi

In sintesi

  • la guerra sta mettendo sotto pressione tutte le principali asset class
  • i beni rifugio stanno funzionando meno nel breve periodo
  • il mercato sta probabilmente sovrastimando i rischi inflattivi
  • il dollaro è sostenuto dai petrodollari, ma non necessariamente in modo duraturo
  • gli Stati Uniti stanno beneficiando del nuovo contesto energetico

La conclusione più importante è una sola:

non siamo in un mondo senza beni rifugio, ma in una fase in cui il mercato li sta temporaneamente prezzando in modo inefficiente.

Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono in alcun modo una sollecitazione all’investimento né una raccomandazione personalizzata. I dati e le analisi riportate sono elaborazioni basate su fonti ritenute affidabili, ma non si garantisce la loro completezza o accuratezza. Prima di assumere qualsiasi decisione di investimento è opportuno valutare attentamente la propria situazione finanziaria e, se necessario, consultare un consulente finanziario abilitato. I rendimenti passati non sono indicativi di risultati futuri.

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