LA SETTIMANA SUI MERCATI (9-13 MARZO) : TRUMP RASSICURA: “UN PICCOLO DOLORE NEL BREVE PER BENEFICI NEL LUNGO PERIODO”

16 marzo 2026
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Nonostante le rassicurazioni del presidente Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva definito il conflitto con l’Iran una “breve escursione militare” destinata a concludersi rapidamente, i mercati finanziari sono tornati a mostrare nervosismo.

Le parole della Casa Bianca che avevano favorito un temporaneo rimbalzo ad inizio della scorsa settimana sono state contraddette dalla realtà dei fatti con il permanere del blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi a diverse navi commerciali nel Golfo Persico.

Tale situazione ha determinato un nuovo balzo del petrolio sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile riaccendendo i timori di inflazione causata da uno shock energetico.

Mercati azionari

Le principali borse globali hanno chiuso la settimana in territorio negativo, penalizzate dal rialzo del petrolio e dal ritorno dell’avversione al rischio.

Negli Stati Uniti sia S&P 500 che Nasdaq hanno registrato una nuova settimana di cali, con i settori ciclici e tecnologici tra i più penalizzati. Anche in Europa i listini hanno mostrato debolezza, con una performance complessivamente negativa per le principali borse del continente.

In Asia il quadro è stato più eterogeneo: la Cina ha mostrato maggiore resilienza, mentre India e Giappone hanno registrato correzioni più marcate vista la forte dipendenza dai flussi di petrolio provenienti dallo stretto di Hormutz..

Mercati obbligazionari

Il rialzo del petrolio ha riacceso i timori inflazionistici, provocando un movimento di vendita sui titoli di Stato.

Negli Stati Uniti i rendimenti governativi sono saliti, mentre i mercati hanno ridimensionato le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, riflettendo il rischio che l’aumento dei prezzi dell’energia possa mantenere l’inflazione più elevata del previsto.

Anche in Europa i rendimenti sono saliti, con gli investitori che stanno rivalutando il percorso della politica monetaria della Banca Centrale Europea.

Oro sorprendentemente debole

Nonostante il forte aumento delle tensioni geopolitiche, l’oro non ha svolto pienamente il suo tradizionale ruolo di bene rifugio.

Il metallo prezioso ha infatti mostrato una reazione relativamente contenuta, rimanendo sotto pressione a causa della forza del dollaro e dell’aumento dei rendimenti reali, che tendono a ridurre l’attrattività degli asset privi di cedola.

Questo comportamento ha sorpreso molti investitori, considerando che storicamente i conflitti in Medio Oriente tendono a favorire un significativo apprezzamento del metallo giallo.

Andamento dei principali indici azionari

INDICEULTIMA SETTIMANADA INIZIO ANNO
S&P 500 (USA)-1,60%-3,12%
NASDAQ (USA)-1,26%-4,89%
DAX (GERMANIA)-0,61%-4,26%
FTSE MIB (ITALIA)0,37%-1,40%
CAC 40 (FRANCIA)-1,03%-2,92%
EUROSTOXX 50 (EUROZONA)-0,06%-1,37%
CSI 300 (CINA CONTINENTALE)0,19%0,85%
HANG SENG (HONG KONG)-1,13%-0,64%
TOPIX (GIAPPONE)-2,36%6,46%
NIFTY 50 (INDIA)-5,31%-11,40%

 In sintesi

• Il petrolio torna sopra i 100 dollari al barile, sostenuto dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dai timori di possibili interruzioni delle forniture energetiche globali.

• Lo Stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione dei mercati, con gli attacchi alle navi nel Golfo Persico che aumentano il rischio di uno shock sull’offerta di petrolio.

• I mercati azionari globali chiudono la settimana in territorio negativo, penalizzati dal rialzo dell’energia e dal ritorno dell’avversione al rischio.

• Anche i mercati obbligazionari mostrano debolezza, con rendimenti in aumento mentre gli investitori ridimensionano le aspettative di tagli dei tassi da parte delle banche centrali.

• Il dollaro si rafforza grazie al suo ruolo di valuta rifugio e al rialzo dei rendimenti statunitensi.

L’oro sorprende per la sua debolezza, non riuscendo a beneficiare pienamente delle tensioni geopolitiche a causa della forza del dollaro e dei rendimenti reali più elevati.

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