LA SETTIMANA SUI MERCATI (2-6 MARZO): MERCATI (E CONSENSO) IN CALO – COSA C’E’ DIETRO LA MOSSA DI TRUMP?

9 marzo 2026
Tempo di lettura: 4 minuti

La settimana sui mercati finanziari è stata caratterizzata da una diffusa fase di correzione che ha colpito sia i mercati azionari sia quelli obbligazionari, innescata dal forte rialzo del prezzo del petrolio e pertanto il rischio che si possa generare una nuova ondata inflazionistica a livello globale.

A pesare sul sentiment degli investitori sono stati anche gli ultimi dati sul mercato del lavoro statunitense. Nel mese di febbraio l’economia americana ha registrato una perdita di 92.000 posti di lavoro, un dato decisamente peggiore delle attese ed inoltre il tasso di disoccupazione è salito al 4,4% dal 4,3% del mese precedente.

Da segnalare come negli ultimi giorni, in modo piuttosto inatteso, come anche alcuni dei tradizionali beni rifugio – i metalli preziosi e i titoli di Stato più sicuri – subito cali. Sul mercato valutario, infine, il dollaro si è rafforzato non tanto per il suo ruolo difensivo, quanto perché quasi tutte le materie prime nel mondo vengono scambiate proprio in dollari, aumentando la domanda della valuta americana quando i prezzi dell’energia salgono.

Andamento dei principali indici azionari mondiali

INDICEULTIMA SETTIMANA2026
S&P 500 (USA)-2,02%-1,54%
NASDAQ (USA)-1,24%-3,68%
DAX (GERMANIA)-6,70%-3,67%
FTSE MIB (ITALIA)-6,48%-1,76%
CAC (FRANCIA)-6,84%-1,91%
EUROSTOXX 50 (EUROZONA)-6,61%-1,10%
CSI 300 (CINA CONTINENTALE)-1,07%0,66%
HANG SENG (HONG KONG)-3,28%0,49%
TOPIX (GIAPPONE)-5,63%9,03%
NIFTY 50 (INDIA)-2,89%-6,43%

Fonte dati: Investing.com – Elaborazioni Paolo Ferraioli

Mercati azionari: Europa più colpita

Le borse europee sono state le più penalizzate rispetto a quelle statunitensi e asiatiche.

L’Europa è infatti più dipendente dalle importazioni di energia e quindi più esposta all’aumento dei prezzi di petrolio e gas.

Inoltre i listini europei sono maggiormente concentrati in settori ciclici come industria, auto e materiali che soffrono di più in queste circostanze a differenza di quanto è accaduto negli Stati Uniti dove pesa di più il settore tecnologico e l’economia beneficia di una maggiore autonomia energetica.

Mercati obbligazionari: rendimenti in forte rialzo

Anche il mercato obbligazionario ha registrato una settimana negativa.

Il brusco aumento del petrolio ha alimentato timori di una nuova accelerazione dell’inflazione globale, spingendo gli investitori a richiedere rendimenti più elevati sui titoli di Stato.

Le aree più colpite sono state soprattutto quelle maggiormente esposte agli shock energetici.

Europa
I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono saliti in modo significativo, con pressioni soprattutto sui Paesi più esposti all’import energetico.

Paesi asiatici importatori di energia
Economie come Corea del Sud e Giappone risultano particolarmente esposte all’aumento dei costi energetici e logistici.

In sintesi

La settimana è stata dominata da tre fattori principali:

  • escalation geopolitica in Medio Oriente
  • forte rialzo del prezzo del petrolio
  • aumento dei rendimenti obbligazionari

Resta tuttavia difficile individuare una chiara logica economica e politica nell’escalation militare avviata dal presidente americano visto l’inevitabile calo di popolarità

Una plausibile spiegazione potrebbe risiedere nella volontà di rafforzare il controllo su uno dei principali snodi energetici del pianeta, da cui transitano importanti flussi di petrolio destinati in larga parte ai mercati asiatici.

Non si può inoltre escludere che le tensioni si inseriscano nel più ampio confronto strategico tra Stati Uniti e Cina, come ritorsione (o ricatto) in particolare dopo le recenti restrizioni imposte da Pechino sulle esportazioni di terre rare, materie prime fondamentali per numerosi settori tecnologici e industriali.

Disclaimer

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