I mercati azionari statunitensi chiudono la settimana in calo, zavorrati da nuove vendite sui titoli tecnologici e da crescenti timori sull’andamento dell’economia americana. I listini sono penalizzati anche dalla prolungata paralisi amministrativa a Washington, che ostacola la pubblicazione dei principali dati macroeconomici.
Andamento della seduta
Lo S&P 500 sta perdendo circa l’1%, il Nasdaq l’1,6% e il Dow Jones lo 0,6% avviandosi a chiudere la settimana in negativo, con il comparto tecnologico ancora una volta protagonista delle vendite.
Il peso dello shutdown
Lo shutdown del governo federale, che dura ormai da settimane, impedisce la diffusione di dati chiave come il report mensile sui nuovi occupati (nonfarm payrolls), creando ulteriore incertezza sui mercati.
Gli economisti si attendevano un calo di circa 60.000 posti di lavoro e un aumento del tasso di disoccupazione al 4,5%, ma la pubblicazione è stata rinviata per il secondo mese consecutivo.
Titoli più penalizzati
La settimana è stata particolarmente pesante per i titoli legati all’intelligenza artificiale. Nvidia ha ceduto oltre il 3% nella seduta e registra un calo settimanale del 10%, seguita da Oracle (-3%, -10% su base settimanale), Palantir (-14% nella settimana) e Broadcom (-7%). Anche AMD, Tesla e Microsoft hanno perso terreno, trascinando il comparto tecnologico nel complesso.
Nonostante le forti vendite, si può ancora ritenere che si tratti di una normale fase di rotazione settoriale ossia di una presa di profitto sui titoli più sopravvalutati tech con acquisti invece su immobiliare, salute, energia e beni di consumo primari.
La spinta legata all’AI non è terminata, ma nel breve periodo è probabile un ridimensionamento delle valutazioni.
Valute, oro e obbligazioni
Sul fronte valutario, il dollaro americano ha ripreso ad indebolirsi contro le principali divise, penalizzato dalle crescenti incertezze sul ciclo economico USA e dal possibile avvicinamento della Federal Reserve a una nuova fase di tagli dei tassi nel 2025. L’euro è tornato sopra quota 1,15 USD, mentre lo yen giapponese ha mostrato segnali di rafforzamento come valuta rifugio.
L’oro si mantiene sopra la soglia di attenzione dei 4.000 dollari l’oncia, consolidando il suo ruolo di asset rifugio in un contesto di volatilità azionaria e incertezza macro. Il metallo prezioso continua a beneficiare del calo dei rendimenti reali e dell’indebolimento del biglietto verde.
Positiva la settimana anche per l’obbligazionario governativo investment grade, sostenuto dal ritorno dei flussi difensivi e dal cosiddetto fly to heaven: i rendimenti decennali americani e tedeschi si sono ridotti di circa 10–15 punti base, mentre gli spread creditizi restano stabili, segnalando un clima di maggiore cautela ma non di panico.
Spunti operativi
Nel breve termine, il contesto resta dominato da volatilità e prese di beneficio nel settore tecnologico. Eventuali fasi di correzione possono favorire il ritorno verso asset difensivi e decorrelati, come oro, titoli di Stato di alta qualità e settori azionari più resilienti (consumi di base, sanità, utilities).
Conclusioni
Il rally dell’intelligenza artificiale che ha trainato i mercati per mesi mostra i primi segnali di esaurimento, ma il tema resta centrale nel 2025. Le valutazioni elevate e la concentrazione del mercato su pochi titoli impongono maggiore prudenza e selettività nella costruzione dei portafogli.
Disclaimer
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