La Federal Reserve ha approvato mercoledì il secondo taglio consecutivo dei tassi di interesse, una decisione ampiamente attesa dai mercati, arrivata tuttavia in un momento di forte incertezza dovuto alla chiusura parziale del governo federale, che ha sospeso la pubblicazione di gran parte dei dati macroeconomici.
Con una votazione di 10 a 2, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha ridotto il tasso di riferimento per i prestiti overnight in un intervallo compreso tra 3,75% e 4%. Oltre al taglio dei tassi, la Fed ha annunciato la fine del programma di riduzione del bilancio – il cosiddetto quantitative tightening (QT) – a partire dal 1° dicembre.
Divisioni interne e opinioni contrastanti
Il governatore Stephen Miran ha espresso voto contrario, chiedendo un taglio più deciso di mezzo punto percentuale. Anche Jeffrey Schmid, presidente della Fed di Kansas City, ha votato contro, ma per il motivo opposto: avrebbe preferito mantenere invariati i tassi.
Il tasso di riferimento incide direttamente su una vasta gamma di prodotti al consumo, come mutui, prestiti auto e carte di credito. La decisione di tagliare è arrivata nonostante la Fed stia operando quasi “alla cieca”, priva di informazioni aggiornate sull’andamento dell’economia.
Dati economici limitati e incertezza
A eccezione del Consumer Price Index (CPI) diffuso la scorsa settimana, tutti gli altri indicatori – dai non farm payrolls alle vendite al dettaglio – non sono stati pubblicati. Nel comunicato post-riunione, la Fed ha riconosciuto l’elevata incertezza derivante da questa mancanza di dati.
Secondo la nota ufficiale, “gli indicatori disponibili suggeriscono che l’attività economica stia crescendo a un ritmo moderato. La creazione di posti di lavoro si è indebolita nel corso dell’anno e il tasso di disoccupazione è salito lievemente, pur restando su livelli contenuti”. Inoltre, “l’inflazione è aumentata rispetto ai livelli di inizio anno, mantenendosi su valori ancora elevati”.
Inflazione e mercato del lavoro restano le priorità
La Fed ha ribadito le proprie preoccupazioni per il mercato del lavoro, osservando che i “rischi al ribasso per l’occupazione sono aumentati negli ultimi mesi”. Pur in assenza di un’ondata di licenziamenti, la crescita dell’occupazione si è appiattita, mentre l’inflazione resta ben al di sopra dell’obiettivo del 2%.
Il CPI ha registrato un tasso annuo del 3%, trainato dal rialzo dei costi energetici e da componenti influenzate indirettamente dai dazi introdotti dal presidente Donald Trump.
Articolo a cura di Paolo Ferraioli – Economic Outlook | I Mercati Finanziari Senza Segreti
